GIORGIO SEGATO
Natura, Simbolo, Architettura, lo Spazio Fantastico.
Padova, febbraio 2005.
Nella visione tutta poetica di Vanni Viviani la natura vive spesso nello spazio e nella pagina dell' architettura, cioè di forme razionalmente strutturate che in sostanza rappresentano l'uomo, la sua storia, la sua capacità progettuale, la sua tensione inventiva per migliorare la qualità della vita, l'armonia dell' esperienza esisten­ziale. La mela è divenuta negli anni l'elemento cardine della sua narrazione simbolica, con slittamenti nel vagamente surreale, nel ludico, nell' onirico, sempre però controllati da una lucida progettualità, consequen­ziale, ricca di umori ironici e, insieme, di provocazioni visive e semantiche, curate con la passione estetica di un artista che in ogni modo intendeva essere chiaro, di immediata contestualizzazione e com­prensione, per suscitare pronta e incondizionata adesione, soprattutto segnalando l'urgenza, la necessità di recuperare un rapporto diretto col mondo della natura, col "senso" delle cose, col "sentimento" della realtà. La parte più propriamente "ludica", giocosa e gioiosa del suo lavoro, ha sempre inteso sollecitare nell' osserva­tore una divertita, e disarmata, attenzione per i "frutti" naturali e per i frutti dell'ingegno. Ha sempre guardato e ritratto la mela non tanto come oggetto, pretesto formale, quanto come autentico miracolo, come prodigio, e allo stesso modo si incantava davanti le opere dei colleghi artisti di ieri e di oggi. Ne sono testimonianza le frequenti citazioni che si ritrovano nelle sue opere e in particolare il grande pannello "Monumentalmente vostro" costituito da 49 tele di 30 x 30 cm. di 48 artisti più una propria con il quale Vanni volle coinvolgere in una sorta di celebrazioni del simbolo pittori e scultori da lui scelti, lasciandosi guidare - spiegò egli stesso ­ "...da una visione acutamente personale di ciascuno e dalla individuazione di una precisa posizione criti­co-artistica, in una sfera dove i valori trovano origine nel significato e nel contenuto dei simboli... artisti che reputo rappresentativi per efficacia e lucidità d'immagine, nonchè nell'opera figurativa e culturale, per le immagini e le esperienze da loro condotte su tale problematica...". Lo appassionava la risonanza del sim­bolo, la capacità che esso ha di suscitare discorso, racconto, di evocare, di sollecitare la memoria sensitiva, i ricordi d'infanzia, i sogni dell'adolescenza, le impressioni sedimentate nell'ascolto, nelle letture, negli studi e nella frequentazione di artisti e soprattutto i vincoli naturali, il legame imprescindibile con la terra, con le sue stagioni, la sua germinalità. Agli inizi, emblema privilegiato di questo legame furono le spighe di grano maturo, creature solari di straordinaria risonanza e ricchezza semantica (le Allegorie del giorno e della notte, del 1966 e il coetaneo Ciclo produttivo, dalla terra alla tavola, segnalato al premio Suzzara di quell'anno e La natura come ambiente avvolgente, del 1968, opera che non solo, come è stato rilevato da Margonari, anticipa nell'andamento lineare e sinuoso dell'ingegnoso gioco prospettico l'immagine più tardi spesso frequentata del labirinto, ma anche introduce l'idea di una natura come figura totalizzante che sarà poi interpretata in modo esclusivo dalla mela). La mela intera, spaccata, affettata, sbucciata, puzzle, la mela rossa, verde, gialla, semplicemente frutto, o similitudine, metafora, figura in dialogo con topologie e solidi impossibili come nelle Morganeidi, miraggi di assonometrie non realizzabili (ancora Margonari, che giustamente ne sottolinea la funzione di sollecitazione di giochi ottici e di dislocazione sensoriale), oppure la mela-personaggio (il ciclo di dieci varianti sul tema dell' Ultima Cena di Leonardo, 1982) e la mela delle Volte celesti e delle architetture(Pisaneide, 1998, Arena stellare, 1999, le diverse versioni di Ca di Pom, 1989 e 1994, Il grande abbraccio del colonnato di San Pietro a Roma, 1995, i Labirinti, 2000), la mela diventa cifra espressiva e narrativa polisenso, leitmotiv permanente e permeante dell'attività artistica di Viviani, della sua infaticabile ricerca di echi, di rimandi: non semplicemente tema, soggetto da ritrarre nelle più svariate situazioni e combinazioni evocative di luoghi, di miti, di esperienze, e - ormai non più "frutto proibito" - mezzo, tramite conoscitivo e di relazione col mondo della natura, con la realtà e la storia. La cura raffinata della forma, sia nelle sperimentazioni di tecniche miste variate che negli acrilici, le scelte cromatiche vivaci ed armoniose, l'evidenza plastica, la definizione strutturale e spaziale testimoniano tem­pi lunghi di decantazione, di riflessione sinestetica (La sfinge della notte, ceramica policroma del 1991), di focalizzazione sensitiva e sensuale (La piramide ferita, 2001), dove sempre più la mela gioca il ruolo di strumento di indagine, di esplorazione dello spazio fisico, delle strutture logiche, geometriche, dello spazio psichico, della memoria e dei suoi riflessi, a significare in Vanni Viviani una piena, rotonda adesione a.lla vita, al costante rin­novarsi della natura, nelle forme, nella creazione e comunicazione artistica. Così le sue opere, dove anche le architetture più ardite mantengono il colore delle terre, ce lo restituiscono presente e vigile, leggero e suggestivo (come nel cartiglio della firma, dove la piega mette in risalto un significativo Vivi), ma insieme allarmato e allarmante per quel tanto di natura che l'umanità ogni giorno smarrisce.
Nicola Micieli 2005
Renzo Margonari 2005
Mauro Corradini 2005
Giorgio Segato 2005
Mario De Micheli 1982 - 1987
Milena Milani 1980
Luigi Carlucci 1975
Franco Solmi 1972
Giorgio Cortenova 1968
Carlo Munari 1967
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