RENZO MARGONARI
Citazioni da Leonardo a Magritte Milano novembre 2005.
Qualsiasi oggetto d'arte che possieda un coefficiente poetico bastante a poter­lo definire quale pronunciamento d'un linguaggio estetico comprensibile può essere interpretato seguendo letture differenti, persino contrastanti, ossia os­servato da varie angolazioni. Le opere di Viviani possiedono pienamente que­sta facoltà, pur apparendo "leggere", semplici - come non sono - nell'enun­ciarsi per mezzo di tecniche soprattutto grafiche, da tempo associate all'adver­tising pubblicitario, ed oggi imparentate con i linguaggi Pop, o comunque de­stinate ad ottenere l'universal appeal preposto all'immaginario massmediatico. Voglio, dunque, insistere sull'evidenza, facilmente motivabile, che Vanni Vivia­ni è artista da interpretarsi in chiave simbolica ed orfica, non surreale e ancor meno Pop, né d'ordine genericamente fantastica o visionaria, e ciò a causa del suo amore per l'evidenza della logica. E' anche evidente, peraltro, che tra le ipotesi interpretative dell'opera di Viviani, molto o meno ravvicinate, facilmen­te o meno precorribili, forse la più attraente è condizionata all'insistente cita­zionismo, intensificatosi nel tempo affermandosi tra le sue principali forme d'e­splicazione poetica. In breve, penso che Viviani realizzi le proprie visioni so­prattutto per amore della storia dell'arte piuttosto che per l'arte in sé, tenen­do a illustrare il proprio pensiero genericamente esteso anche oltre la perti­nenza specifica all'arte figurativa, ad esempio all'ambito filosofico, sociologi­co, psicologico, e così via. Ognuno di questi aspetti legittima una possibile in­terpretazione delle sue immagini. Restando a quella citazionista, come si vuole raggruppando espressamente un numero probante di lavori in cui quest'aspet­to si manifesta in modo ben determinato la prima distinzione da rimarcare è che il citazionismo di Vanni non era pro­grammatico, vale a dire inteso ad affermare l'evidenza della citazione in sé, bensì sostanziale poiché configurando l'immaginario citato egli enuncia l'in­tenzione simbolica prefissa, e la sua articolata emissione in forma di pittura in­somma, l'immagine dell'oggetto citato carica simbolicamente il senso dell'o­pera.
Diciamo semplici le immagini di Viviani poiché sono esplicite, e realizzate con la tecnica idonea ad ottenere questa chiarezza d'enunciazione, quest'evidenza. Egli, infatti, non mutua le appropriazioni cambiandone il senso, modificando­ne l'aspetto, oppure attribuendo una diversa destinazione simbolica, ma ne fa un utilizzo integrale, impossessandosi esplicitamente dell'immagine prescelta profittando del più ampio ventaglio storico, dai monoliti di Stonehenge a Leo­nardo, da Mantegna à Giulio Romano, da Caravaggio a Man Ray, dai labirinti alle "figure impossibili", dall'arte Classica alla Pop, applicando questi recuperi nelle molteplici sue espressioni, quali ceramiche, oggetti, fusioni, ed altro, cui attende con eccellente perizia tecnica oggettivando un revival neoplatonico. Si riscontra particolare attenzione per Magritte e, negli ultimi anni, per il detta­glio della volta Sistina michelangiolesca.
Vanni Viviani è un artista quasi monotematico, che ha fissato fedelmente, salvo casi rari. la propria icona plurisignificante, la mela, in ogni opera, condizio­nando queste citazioni, come apponendovi un timbro, un'etichetta, e inve­stendola d'ogni possibile senso e sensualità, ascrivendola al proprio immagi­nario emblematico ed araldico, sicché l'opera dei maestri citati muta in valore pertinente consegue in Vanni Viviani...
Nicola Micieli 2005
Renzo Margonari 2005
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Giorgio Segato 2005
Mario De Micheli 1982 - 1987
Milena Milani 1980
Luigi Carlucci 1975
Franco Solmi 1972
Giorgio Cortenova 1968
Carlo Munari 1967
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